Antitarlo con siringa: cos’è? Guida al trattamento antitarlo con siringa

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Siringa antitarlo

Tra i mezzi che possono garantire ottimi risultati nei trattamenti antitarlo, c’è anche la siringa. Proprio a questo strumento, normalmente utilizzato come ausilio medico, è affidato infatti il compito di iniettare il veleno nei forellini prodotti dagli insetti xilofagi al fine di dare vita alla disinfestazione. Un compito che andrebbe naturalmente assolto nel migliore dei modi, così da impedire ai tarli di tornare all’assalto della superficie trattata.

Cosa occorre fare prima di usare la siringa

Prima di procedere all’iniezione che dovrà spargere il principio attivo delegato alla distruzione degli insetti, occorre però fare una ispezione della superficie che si intende trattare. Occorre cioè esaminare con grande attenzione i fori prodotti dai tarli, per farne una opportuna valutazione.

In pratica bisogna stabilire e determinare con assoluta esattezza quali siano stati prodotti di recente e quali invece siano stati abbandonati da tempo dai tarli. Naturalmente proprio nei primi occorre procedere con il trattamento, in quanto i secondi non costituiscono più un reale pericolo.

Nel primo caso il forellino si presenta pulito, con i bordi ben delineati e proprio questo potrebbe essere il segnale del pericolo, in quanto potrebbe contenere nuove larve depositate dall’insetto già andato via. Nel secondo caso la presenza di bordi frastagliati e la presenza di polvere o residui di cera, sta ad indicare il definitivo abbandono da parte degli insetti e in tal caso si può procedere con il restauro senza l’uso preventivo di insetticida, che sarebbe soltanto uno spreco di risorse.
Una volta che il mobile sarà stato accuratamente pulito, si potrà procedere inserendo il liquido antitarlo, nei fori interessati, riempiendoli con l’ausilio dell’ago di una siringa eliminando anchel’eccesso della sostanza ove essa sia presente.

Come procedere con la siringa

Una volta che sia stata operata una attenta ricognizione, arriva quindi il momento di usare la siringa per il vero e proprio trattamento antitarlo. Come si può procedere per ottenere risultati adeguati alle aspettative e allo sforzo mezzo in campo? La procedura consigliata, solitamente è la seguente:

  1. Attraverso i fori d’uscita dei tarli, occorre iniettare nelle gallerie con una certa forza e a più riprese l’antitarlo. Per quanto concerne il materiale da utilizzare, si dovrebbe senz’altro optare per le siringhe di grandi dimensioni, in quanto quelle per l’insulina vanno bene soltanto per i mobili di piccolo ingombro.
  2. Bisogna ripetete il ciclo due o tre volte, a seconda della gravità dell’infestazione, avendo cura di far trascorrere tra un trattamento e l’altro un arco temporale tra i sette e i dieci giorni. A consigliare il tempo necessario tra i due cicli sarà comunque l’assorbimento completo di quello precedente, in quanto le superfici da trattare devono essere completamente asciutte.
  3. Ove sia possibile, dopo ogni applicazione sarebbe il caso di isolare il manufatto con un telo di nylon in modo da creare una sorta di camera a gas fra un trattamento e l’altro.

E i fori prodotti dai tarli?

Naturalmente anche i fori prodotti dai tarli vanno chiusi, anche al fine di evitare un effetto estetico controproducente, entro breve tempo e comunque prima di lucidare il manufatto. Al fine di chiuderli si può utilizzare lo stucco, la cera d’api colorata o la cera solida in bastoncini, che non è però facile da applicare per chi non sia esperto.
Va anche ricordato come lo stucco o la cera usata su legni smaltati, laccati o verniciati a tampone (gommalacca o altro), debba avere una colorazione simile alla superficie stessa, debba riempire i buchi senza imbrattare la zona circostante, cercando di non provocare avvallamenti o inestetiche montagnette sugli stessi.
Una volta che il riempitivo scelto sia ben asciutto, occorre eliminare l’eccesso “spagliettando” delicatamente con la lana d’acciaio fine tutta la superficie, tramite movimenti leggeri e circolari.
Infine occorre applicare sull’intera superficie un velo estremamente sottile di cera d’api, per poi lasciare asciugare e lucidare energicamente con un panno di lana.

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