Acquaragia come antitarlo

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Acquaragia

L’arrivo dei tarli all’interno delle nostre abitazioni può rappresentare un trauma di non poco conto, soprattutto per chi un bel giorno si trovi a doversi misurare con la fine polverina bianca che ne segnala l’operato all’interno di mobili e altri oggetti lignei presenti in casa.
Naturalmente la presenza degli insetti xilofagi può essere contrastata o comunque limitata, prendendo una delle possibili strade possibili in questa evenienza. Quali sono queste vie?

Come combattere efficacemente i tarli

I tarli diventano pericolosi quando trovano l’ambiente ideale per iniziare il proprio ciclo riproduttivo. Per ideale si intende un ambiente in cui abbondino le risorse alimentari che li nutrono, lignina e cellulosa, ma soprattutto privo di luce e silenzioso. La loro presenza, in effetti, viene spesso rilevata soltanto quando la struttura attaccata sia praticamente stata infestata e compromessa. Proprio per evitare che ciò accada, nelle strutture museali si cerca di prevenire il problema adottando fonti sonore avvertibili solo dagli insetti. Una strada che naturalmente non può essere adottata dai privati, ai quali conviene quindi scegliere tra trattamenti antitarlo naturali o fai da te e composti chimici.
Si tratta di due strade molto diverse: nel caso dei rimedi naturali il composto o la soluzione adottata hanno spesso effetti soltanto preventivi, mentre i composti che possono essere reperiti sul mercato sono sovente in grado di unire l’azione curativa a quella preventiva.

L’acquaragia come antitarlo

Spesso navigando online si possono leggere i consigli di utenti che indicano in alcune particolari sostanze dei veri e propri antitarlo, asserendo magari di averle utilizzate in passato con grandi risultati. C’è chi consiglia l’aglio, oppure l’olio di lino, mentre non manca chi propugna a sua volta soluzioni radicali come il kerosene. Tra queste soluzioni c’è anche l’acquaragia, che secondo alcuni commentatori si rivelerebbe molto potente nella lotta agli insetti xilofagi.
Va però sottilineato come si tratti in effetti di una sorta di leggenda metropolitana. L’acquaragia viene effettivamente usata nei trattamenti antitarlo, ma non è il principio attivo, ruolo che spetta solitamente alla permetrina, un insetticida innocuo per l’uomo.

Il diluente, questo sconosciuto

Quando si decide di dare vita ad trattamento antitarlo, quello che conta realmente è il principio attivo, ovvero la sostanza che va a combattere la presenza degli insetti all’interno della superficie trattata. Come abbiamo già ricordato, ormai nella stragrande maggioranza dei casi il principio attivo è rappresentato dalla permetrina, una sostanza attiva antiparassitaria utilizzata per i presidi medico-chirurgici e come insetticida, che appartiene alla famiglia dei piretroidi ed agisce alla stregua di una neurotossina.

Insieme al principio attivo, i composti antitarlo prevedono però la presenza di un diluente, dovuta alla presa d’atto che questo tipo di insetto usa annidarsi negli anfratti più nascosti, ove trova le condizioni ideali per prosperare.

Anfratti che spesso non sono raggiungibili dal principio attivo, ove non vi sia un diluente. Il diluente è appunto la sostanza cui è affidato il compito di essere assorbita più in profondità dal legno, conducendo la permetrina verso l’obiettivo.

Conclusioni

Dire che l’acquaragia è un trattamento antitarlo, come accade spesso sul web all’interno dei gruppi di discussione, significa affermare una cosa non vera.

L’acquaragia è un solvente ottenuto da differenti varietà di trementina che in effetti viene usato nei trattamenti del legno, ma non come principio attivo, ruolo che spetta in primis alla permetrina, bensì per la sua capacità di penetrare più a fondo nel cuore della superficie oggetto di cura.

In pratica proprio grazie all’acquaragia la permetrina è in grado di raggiungere profondità che da sola non potrebbe toccare, le stesse ove vanno a rifugiarsi i tarli, potendo così assicurare un risultato più concreto in termini di distruzione della minaccia.