Tarli del legno: tutto quel che c’è da sapere e come eliminarli

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Tarli del legno: cosa sono e come eliminarli

Molto probabilmente ognuno di noi ha avuto modo di conoscerli, almeno una volta nella vita, sperimentando il disagio ed il fastidio da essi provocato. Parliamo dei tarli del legno, insetti xilofagi, che cioè si nutrono del legno deteriorandone la struttura, sino a sgretolarlo, causando dunque considerevoli danni sia dal punto di vista economico che della sicurezza.

Indubbiamente i tarli del legno hanno un “ruolo” ecologico da non sottovalutare, perché decompongono la cellulosa ed il legno delle piante morte, “smembrando” questo materiale biologico così da evitarne l’accumulo nell’ambiente. Ma quando corrodono i pavimenti, i mobili, le suppellettili, le travi dei tetti delle case, il discorso cambia, perché sono davvero esasperanti, minando alla nostra pazienza. Senza trascurare, poi, il loro essere portatori di parassiti nocivi per l’essere umano, parassiti noti con il nome di acari del tarlo, lo scleroderma (Sclerodermus domesticus) e il pyemotes (Pyemotes ventricosus).

Prima di approcciare più da vicino i tarli del legno, è fondamentale, però, fare una precisazione iniziale: i tarli non vanno assolutamente confusi con le tarme, in quanto i primi rodono il legno, mentre le seconde si nutrono dei tessuti, delle fibre di lana, seta, lino e degli abiti in genere. Sono dunque insetti completamente diversi, pur potendo entrambi invadere mobili, armadi e cassetti.

La confusione nasce in considerazione dei verbi “comuni” sia ai tarli che alle tarme: “rosicchiare”, corrodere”, “bucherellare”, confusione rafforzata anche dai dizionari, che talora tendono a ritenere i verbi tarlare e tarmare due sinonimi.

Tarli del legno: le diverse specie

Prima di considerare le diverse tipologie di tarli del legno, va sottolineato come in natura esistano tantissimi insetti capaci di agire come xilofagi: solamente alcuni di essi, però, costituiscono un rischio per il legno in opera o per l’arredamento. Quasi tutti gli xilofagi, difatti, aggrediscono il legno con un certo grado di umidità o addirittura in avanzato stato di decomposizione, mentre solo alcuni di essi sono capaci di aggredire legni più secchi, come quelli adoperati in edilizia ed in falegnameria: ciò vuol dire, dunque, che il tasso di umidità è un elemento determinante nello sviluppo e nella permanenza di questi insetti.

Legni esposti in ambienti umidi sono di certo maggiormente soggetti a possibili attacchi dei tarli, la qual cosa rende questi ultimi frequenti in ambienti quali taverne, cantine, vecchie abitazioni dei centri storici, musei, archivi e biblioteche se sforniti di un’adeguata areazione ed umidificazione.

Fatta questa premessa, illustriamo le principali tipologie di tarli del legno comunemente presenti nelle case: Anobidi, Lyctidi e Cerambicidi.

Gli Anobidi, lunghi da adulti dai 4 ai 6 mm, sono tarli che attaccano per lo più legni stagionati e privi di corteccia, ma non in modo da compromettere la stabilità di una struttura, dal momento che la loro azione è limitata alla sola superficie. Le larve si incrementano in 2 o 3 anni, e dai fori provocati dalle stesse fuoriesce una sorta di segatura simile al talco; gli adulti fanno la loro apparizione in primavera – specie in prossimità di finestre perché attratti dalla luce – ma  vivono solo alcuni giorni.

I Lyctidi, tarli del legno molto comuni, hanno piccole dimensioni (3-5 mm) ed aggrediscono preferibilmente legni nuovi, parquet, battiscopa. Le larve si sviluppano in circa 12 mesi, formando, come gli Anobidi, piccoli fori da cui fuoriesce segatura simile al talco. Gli adulti di questa specie sopravvivono sino a 3 settimane.

I Cerambicidi, noti generalmente con il nome di capricorno delle case, sono di dimensioni maggiori, sia da adulti che da larve, misurando, rispettivamente, da 17 a 25 mm nel primo caso, e da 22 a 25 mm nel secondo. Due le tipologie di Cerambicidi: Hylotrupes bajulus, che attacca i legni di conifere, e Trichoferus holosericeus, che aggredisce invece quelli di latifoglie, come il castagno ed il rovere.

Come ci si accorge della presenza dei tarli del legno?

Contrariamente a quanto forse si potrebbe generalmente pensare, i tarli del legno non manifestano la loro “presenza” in maniera necessariamente rumorosa: l’unica eccezione è data dal capricorno delle case, la cui larva mentre si nutre produce un rumore simile ad un “gracchiare”. Tutti gli altri tipi di tarli si nutrono del legno silenziosamente.

Uno dei più palesi segni di infestazione in atto è dato dai fori nel legno, anche se la presenza dei fori stessi in mancanza di rosume (escrementi frammisti a rosura) non è automaticamente indice di un’aggressione dei tarli, poiché la tarlatura potrebbe riferirsi ad un’infestazione non più esistente oppure ad un difetto del legno.

Se i fori hanno all’interno una certa quantità di segatura o rosume, l’infestazione è ancora presente; il rosume stesso, tuttavia, può talora non essere notato perché eliminato nel corso delle operazioni di pulizia, ragion per cui è sempre consigliato agitare il manufatto ligneo per accertare l’eventuale fuoriuscita di rosume provocato dai tarli.

Come eliminare i tarli del legno

Un’infestazione da tarli del legno richiede un tempestivo intervento con specifici prodotti antitarlo, al fine di evitare il diffondersi dell’infestazione stessa sia nei manufatti già danneggiati, sia in altri presenti nello stesso luogo. Ciò in considerazione del fatto che questi insetti sono abili volatori, e da adulti, una volta concluso l’accoppiamento, depongono nuove uova sullo strato inferiore del manufatto ligneo, dando vita ad una nuova “ondata” di tarli.

I trattamenti di disinfestazione da tarli possono contemplare l’uso di sostanze chimiche insetticide in soluzioni capaci di “introdursi” all’interno del legno senza rovinarlo: attenzione, però, non è assolutamente consigliato l’impiego di insetticidi generici, sia perché non sono in grado di raggiungere le profondità del legno, sia perché sono dannosi per la salute. Un trattamento antitarlo professionale garantisce l’integrità del legno, ed è studiato appositamente per dissolversi senza risultare nocivo per l’essere umano. Si tratta di prodotti reperibili agevolmente sia rivolgendosi ad un restauratore, che a negozi specializzati, che alla vendita online.

In altri casi, invece, il trattamento più efficace per eliminare i tarli del legno è quello che prevede l’utilizzo di onde elettromagnetiche ed in particolare microonde. Per effetto delle microonde, la temperatura del manufatto ligneo aumenta, uccidendo ogni forma di vita di insetti presente, incluse le uova, solitamente difficilmente “aggredibili” dalle sostanze chimiche. L’eliminazione totale dei tarli si verifica al raggiungimento, per un periodo di tempo, di 65°C, temperatura letale, appunto, per qualunque stadio vitale dei tarli stessi.

Il calore si trasmette dal legno ai corpi delle larve, ed a quello delle eventuali forme immature degli insetti xilofagi eventualmente esistenti, ed è dunque il calore ad uccidere gli insetti stessi, a debellarli definitivamente. Il trattamento antitarlo con microonde, difatti, si rivela essere estremamente efficace, ed è un metodo di disinfestazione di travi e travetti degli edifici. Si suggerisce, in merito, di evitare una disinfestazione tarli microonde puntiforme, realizzata esclusivamente là dove si sente rodere la larva, un approccio, questo, poco accurato e senza dubbio “imprudente” per il legno.

Rimedi naturali

Oltre ai trattamenti di disinfestazione esposti nel paragrafo precedente, esistono diversi rimedi naturali per far fronte ai tarli del legno, che trovano nei mobili situati all’interno degli appartamenti le condizioni ottimali al loro sviluppo, non subendo essi variazioni atmosferiche ed ambientali di particolare importanza.

La lavanda è il primo dei rimedi naturali consigliati, dal momento che gli insetti in oggetto non amano il suo profumo. L’antica usanza vuole che, a scopo preventivo, mazzetti di fiori di lavanda siano riposti nei mobili per tenere lontano i tarli del legno, ma una buona abitudine sarebbe quella di lavare i cassetti e l’interno dei mobili con una soluzione fatta da un litro d’acqua, 250 ml di aceto bianco, e due cucchiai di lavanda. Il composto, così ottenuto, va lasciato macerare per una giornata e poi passato nei mobili e fatto asciugare, prima di riutilizzare l’armadio o qualsiasi altro mobile in legno.

Anche l’eucalipto non è particolarmente “apprezzato” dai tarli, ragion per cui si rivela estremamente efficace passare con una certa periodicità un panno imbevuto della sua essenza sulle superfici, avendo cura di non tralasciare i punti meno visibili.

Ed ancora, un altro rimedio “ecologico” per contrastare i tarli, è dato dall’aglio: bisogna strofinare il mobile in legno con spicchi di questa pianta, poi chiuderlo nel cellophane o nella pellicola trasparente, e lasciarlo così per alcuni giorni. All’apertura, e previa giusta areazione, il cattivo odore di aglio non si avvertirà più ed i tarli dovrebbero essere stati debellati.

Chiudere il mobile danneggiato nel congelatore, infine, potrebbe essere un sistema efficace, dal momento che i tarli non sopravvivono all’eccessivo freddo: tuttavia bisogna tener presenti i danni che potrebbe subire il mobile stesso a seguito di questo trattamento.

Assolutamente sconsigliati i rimedi fai da te, come ad esempio spennellare il legno con petrolio, prodotti chimici o sostanze antitarlo, oppure iniettare a pressione del liquido all’interno del legno, o ancora segare il legnodove si ritiene possa esservi presenza di tarli. Rimedi, questi, che oltre a non eliminare i tarli del legno, possono paradossalmente peggiorare la situazione.